Quei minuti in cui non bisogna diventare medici, ma sapere cosa fare
Un malore durante una cena, una caduta in casa, una mano scottata mentre si cucina. Sono situazioni nelle quali, per qualche minuto, ci troviamo improvvisamente dalla parte di chi deve decidere cosa fare. Il problema è che proprio in quei momenti riaffiorano consigli sentiti anni prima, rimedi casalinghi e convinzioni tramandate in famiglia: mettere il burro su un’ustione, far bere chi si sente svenire, raddrizzare un polso che sembra fuori posto.
La Giornata mondiale del primo soccorso, promossa dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, si celebra ogni secondo sabato di settembre. Nel 2026 è caduta il 12 settembre e ha ricordato ancora una volta quanto possa essere importante avere accanto qualcuno capace di compiere pochi gesti corretti prima dell’arrivo dei professionisti.
Il primo soccorso non significa improvvisare una diagnosi o sostituirsi al medico. Significa soprattutto proteggere, riconoscere una situazione potenzialmente seria, chiamare aiuto quando necessario ed evitare di peggiorare ciò che è già successo.
La prima regola viene prima ancora della persona da soccorrere
Quando qualcuno cade o si fa male, l’istinto è correre immediatamente verso di lui. Prima, però, bisognerebbe osservare per qualche secondo ciò che c’è intorno.
Un pavimento bagnato, un cavo elettrico, del vetro, il traffico, del fumo o una sostanza chimica possono trasformare rapidamente un soccorritore nella seconda persona da aiutare. La Croce Rossa pone infatti la valutazione della sicurezza della scena e l’autoprotezione all’inizio dell’intervento di primo soccorso.
Una volta verificato che sia possibile avvicinarsi senza correre pericoli, si può parlare alla persona, capire se risponde e osservare come respira. Sono gesti semplici, ma danno informazioni molto più importanti del tentativo di capire immediatamente “che cosa abbia”.
Chiamare i soccorsi bene è già parte del soccorso
Quando una situazione appare seria, telefonare rapidamente al numero di emergenza è una delle azioni più importanti. In Italia il 112 rappresenta il Numero Unico Europeo per le emergenze ed è gratuito; permette di attivare anche il soccorso sanitario. Il sistema di emergenza territoriale comprende inoltre il 118 per le richieste di soccorso sanitario.
La telefonata dovrebbe essere semplice e concreta: dove ci troviamo, che cosa è successo, quante persone sono coinvolte e quali condizioni osserviamo. Se l’operatore pone domande, non significa che stia ritardando l’ambulanza: quelle informazioni servono a valutare la situazione e inviare il mezzo più appropriato.
Un errore frequente è chiudere la conversazione appena fornito l’indirizzo. Meglio seguire le indicazioni della centrale e lasciare libera la linea quando richiesto. Nelle emergenze, anche saper chiedere aiuto correttamente è una competenza di primo soccorso.
Se una persona perde conoscenza, guardare prima di tutto se respira
Vedere qualcuno accasciarsi provoca comprensibilmente agitazione. La priorità, però, è capire se la persona risponde e se respira normalmente.
Secondo le indicazioni della Croce Rossa Italiana, una persona incosciente che continua a respirare deve essere sorvegliata e, quando appropriato, posta in posizione laterale di sicurezza, attivando immediatamente i soccorsi. Se invece non respira normalmente, bisogna chiamare il 112/118 e iniziare le manovre di rianimazione seguendo le indicazioni ricevute e le proprie competenze.
L’errore da evitare è perdere minuti cercando acqua, zucchero o farmaci senza avere prima verificato coscienza e respirazione. Una persona incosciente, inoltre, non dovrebbe ricevere cibo o bevande.
Una ferita che sanguina: meno manovre, più pressione
Davanti al sangue molte persone fanno l’opposto di ciò che sarebbe utile: sollevano continuamente la garza per controllare la ferita oppure cercano subito disinfettanti e acqua.
In caso di sanguinamento importante, l’obiettivo iniziale è molto più semplice: esercitare una pressione diretta e continua sulla ferita utilizzando garze, un tessuto pulito o altro materiale disponibile. Se il sangue attraversa il primo strato, la Croce Rossa raccomanda di non rimuoverlo ma aggiungere altro materiale sopra continuando a comprimere.
Se all’interno della ferita è presente un oggetto, non va estratto: potrebbe contribuire a limitare il sanguinamento e rimuoverlo potrebbe peggiorare la situazione. Un’emorragia importante, soprattutto se associata a pallore, confusione, debolezza o sudorazione fredda, richiede l’attivazione immediata dei soccorsi.
Ustioni: dimentichiamo dentifricio, burro e ghiaccio
Le ustioni sono probabilmente uno dei campi nei quali sopravvivono più rimedi casalinghi. Il burro è forse il più famoso, seguito da creme improvvisate, dentifricio e ghiaccio direttamente sulla pelle.
La Croce Rossa Italiana indica invece di raffreddare l’ustione con acqua corrente fresca, non ghiacciata, per almeno 20 minuti. Raffreddare rapidamente la parte aiuta a ridurre dolore, gonfiore e danno ai tessuti.
Non bisogna rompere le vesciche, applicare grassi o tentare di staccare vestiti rimasti aderenti alla pelle. Le ustioni estese, profonde, localizzate su viso, mani, piedi o articolazioni, così come quelle che interessano bambini o presentano lesioni importanti, richiedono una valutazione sanitaria tempestiva.
Dopo una caduta, “prova a camminare” non è sempre un buon consiglio
Quando una persona anziana cade, una delle prime frasi pronunciate è spesso: “Vediamo se riesci ad alzarti”. Ma far camminare qualcuno soltanto per verificare se abbia una frattura può aumentare dolore e movimenti inutili.
Se un arto è molto dolorante, gonfio o appare in una posizione insolita, è preferibile mantenerlo fermo nella posizione più confortevole, sostenendolo eventualmente con cuscini o indumenti arrotolati. Non bisogna tentare di rimettere in posizione un’articolazione o raddrizzare autonomamente un osso deformato.
Anche riuscire a muovere una mano o una gamba non esclude una frattura. La Croce Rossa ricorda che alcune lesioni ossee consentono ancora un certo grado di movimento: quando esiste un dubbio, la valutazione medica e, se indicato, la radiografia servono proprio a chiarire ciò che dall’esterno non possiamo sapere con certezza.
Un colpo alla testa merita più attenzione del bernoccolo
Dopo una caduta può esserci soltanto un piccolo gonfiore. Ma il trauma cranico non si giudica esclusivamente dalle dimensioni del bernoccolo.
Confusione, stordimento, vomito, perdita di coscienza anche breve, alterazioni del comportamento, disturbi visivi o un mal di testa persistente sono segnali che richiedono una valutazione sanitaria. La Croce Rossa raccomanda di chiamare i soccorsi quando compaiono questi sintomi dopo un trauma cranico.
Particolare prudenza è necessaria nelle persone anziane, soprattutto se assumono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti. Il comportamento più sicuro non è scuotere continuamente la persona per “tenerla sveglia”, ma osservare attentamente le sue condizioni e seguire le indicazioni dei professionisti.
Durante una crisi convulsiva non bisogna mettere nulla in bocca
È uno dei falsi miti più resistenti: impedire a una persona di “ingoiare la lingua” inserendo un cucchiaio, le dita o un altro oggetto tra i denti.
Non bisogna farlo. Durante una crisi convulsiva è preferibile allontanare gli oggetti che potrebbero ferire la persona, proteggere delicatamente la testa e non tentare di bloccarne i movimenti. Non va inserito nulla nella bocca.
Al termine della crisi la persona può essere confusa e stanca e va rassicurata. Il 112/118 deve essere contattato, tra gli altri casi, quando si tratta della prima crisi conosciuta, quando dura più di cinque minuti, quando le crisi si ripetono senza recupero della coscienza oppure quando la persona si è ferita.
Se improvvisamente il volto cambia, il tempo diventa parte della cura
Una bocca che devia da un lato, un braccio che improvvisamente non riesce a rimanere sollevato o parole diventate confuse possono essere segnali di ictus.
La Croce Rossa utilizza il sistema FAST: osservare il viso, verificare la forza delle braccia e ascoltare il linguaggio. Se qualcosa non torna, il tempo diventa fondamentale e bisogna chiamare immediatamente i soccorsi.
Uno degli errori più pericolosi è aspettare “per vedere se passa”. Anche se i sintomi sembrano migliorare, non bisogna somministrare autonomamente cibo, bevande o farmaci e non bisogna perdere tempo organizzando con calma un appuntamento medico: serve una valutazione urgente.
In attesa del medico, a volte fare meno significa fare meglio
Non tutte le situazioni richiedono un’ambulanza. Una piccola contusione, un lieve dolore o un problema stabile possono essere valutati dal medico curante, dalla continuità assistenziale o dai servizi territoriali. Per le cure mediche non urgenti è inoltre in fase di diffusione nazionale il numero europeo 116117, dedicato proprio all’accesso ai servizi sanitari territoriali a bassa priorità.
Il principio rimane però lo stesso: osservare, proteggere e non improvvisare. Nel dubbio è meglio descrivere correttamente ciò che sta accadendo a un professionista invece di sperimentare rimedi trovati online.
Anche i servizi sanitari domiciliari possono essere utili nelle situazioni non emergenziali, soprattutto per anziani e persone con difficoltà motorie. Alegiado offre a Roma e nel Lazio visite mediche, radiografie, ecografie ed ecocolordoppler direttamente a domicilio, quando il quadro clinico consente di gestire l’accertamento senza un accesso urgente in ospedale.
Il gesto più importante è riconoscere il proprio limite
Il primo soccorso è prezioso proprio perché riempie quel breve spazio tra l’evento e l’arrivo dell’assistenza sanitaria. Non serve diventare medici per essere utili.
Serve sapere quando chiamare, mantenere la calma, proteggere una persona incosciente, comprimere una ferita che sanguina, raffreddare correttamente un’ustione e lasciare fermo un arto che potrebbe essere fratturato.
E serve soprattutto riconoscere ciò che non sappiamo fare. La Giornata mondiale del primo soccorso nasce anche per diffondere questa cultura: poche competenze corrette, apprese attraverso corsi seri, valgono molto più di una collezione di rimedi improvvisati.
